mercoledì 8 gennaio 2014

L'UNITA' NON E' UNA PRIORITA'

A me patria si chjama Libartà,
Libartà, sempri, sempri si chjamarà.
A me patria si chjama Libartà,
Libartà, Libartà.

V'aghju scupartu un ghjornu incù pena,
Fiddoli di ss'umanità,
In u vosciu vicu c'era cateni,
Di miseria e di puvartà.
Vili inghjustizia ch'ha vita serena,
Mi so intesu spavintà,
Mà a me cuscenza pà scula i cateni,
Pratendi issa verità.

A me patria si chjama Libartà,
Libartà, sempri, sempri si chjamarà.
A me patria si chjama Libartà,
Libartà, Libartà.

Ghjenti di cori sparsi in quissu mondu
virtù e di predicà,
Se in certi loghi l'indicenza abonda,
Di i putenzi n'e a vulintà,
e incu issa fedi sarà sempr'incesu
U drittu in ss'umanità,
Mai piu un populu sarà appesu
Chjamendu issa verità.

A me patria si chjama Libartà,
Libartà, sempri, sempri si chjamarà.
A me patria si chjama Libartà,
Libartà, Libartà.

I Surghjenti – A me Patria*

Mi riempe il cuore d'orgoglio pensare a come gli italiani, nel corso del XIX (e parte del XX) secolo, abbiano lottato per l'indipendenza della propria Nazione. E' una di quelle cose di cui vado particolarmente fiero, da italiano. 

Tuttavia, mi rattrista immensamente constatare come, ormai, l'unità nazionale non sia più una priorità. Quando anche qualcuno se ne interessa (in genere, comunque, sempre e solo per contrapporsi a tali 'seccessionisti'), lo fa dimenticandosi completamente che, purtroppo, questa non è ancora raggiunta.
Nonostante oltre un secolo di guerre e rivolte, difatti, non siamo riusciti a 'liberare' tutte le terre appartenenti alla nostra Nazione, cedendole anzi (in taluni casi) come fossero merce di scambio. 
Mi riferisco, nella fattispecie, all'Istria e parte della Venezia Giulia, alla Corsica, all'alto Ticino, a Nizza, a Malta che, qualsiasi sia il concetto di 'Italia' che si vuole tenere in considerazione (geografica? Storica? Culturale?) dovrebbero oggi far parte della Repubblica.

Spesso si bolla (a torto) questi nuovi sentimenti irredentisti come nazionalisti (o peggio fascisti) per il semplice fatto che pochi (oltre loro) hanno portato tali argomenti tra le grandi masse. Si tende, inoltre, a giustificare lo status quo con improbabili scusanti quali 'gli abitanti di quelle terre non si sentono/non sono italiani' e simili, fino a scadere nel ridicolo di affermazioni quali 'non penso vogliano far parte di un paese di -mettere aggettivo a caso-' (a scelta tra pezzenti, ladri, mafiosi, sbandati et cetera). 

A tutte queste obiezioni replico: è vero, spesso quelle terre sono abitate da genti straniere (slavi, genti germaniche) e le loro popolazioni non hanno un senso di appartenenza alla Nazione italiana (d'altronde, dopo secoli di separazione che sentimenti dovrebbero avere? E dagli stranieri che senso di italianità bisognerebbe aspettarcisi?), ma l'unità nazionale non è qualcosa che può essere barattato, soppesato, meditato e quant'altro. 
Il XIX secolo ci ha lasciato, a mio parere, una delle più importanti eredità della Storia, quella delle Nazioni-Stato. Affiancato al regime democratico e repubblicano, a mio questo genera il migliore dei sistemi possibili, l'unico in grado di assicurare al contempo libertà, giustizia e la sopravvivenza della diversità culturale. 
Uno Stato che non si identifichi con nessuna cultura, infatti, come potrebbe tutelarne? O la totale assenza di Stati, come potrebbe porre limiti e paletti volti a tutelare le popolazioni meno numerose o, comunque, meno propense ad 'espandersi'?

Io ritengo questo sia il giusto modo di volgerci verso il futuro nel rispetto della nostra Storia e delle nostre origini, consapevoli dunque di chi siamo e dove vogliamo andare. 
L'unità nazionale non è questione che possa essere contrattata o, peggio, accantonata. Ne va di noi stessi. 
Mi auguro che in futuro si rafforzi sempre più il sentimento nazionale, di italianità, e che lo faccia nel rispetto di se stessi e degli altri, con la consapevolezza di far parte di un mosaico di popoli a cui non si deve rinunciare. 

Viva l'Italia!

Marco Luca Latronico
Riflessioni Ignoranti

*I Surghjenti sono un gruppo musicale indipendentista corso. Come altri (i Chjami Aghjalesi, Canta u populu corsu et cetera) trattano nei propri brani di libertà, di lotta armata e di indipendenza dall''odiata' Francia. Per maggiori informazioni, Google.  

LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE NULLA

- Grazie, ho già dato
E cala il sipario.

A quanti capita di ritenersi inutili, nel vero senso della parola (non-utili, in alcun modo)?

Sentirsi degli esclusi dalla Società, incapaci di contribuirvi in qualsiasi modo. Non perché manchino delle capacità specifiche, che tutti hanno, ovviamente, ma piuttosto realizzare che queste sono del tutto superflue, superate o addirittura non ancora richieste per l'epoca in cui si vive. 
E' tremendo sapere di avere delle qualità che potrebbero fruttare, ma non poterle sfruttare perché l'epoca non lo consente o, quanto meno, non permetterebbe di farlo al meglio e vederle, così, sprecate in attività tutto fuorché contributive, figurarsi indispensabili. 

Si aggiunge poi la sensazione di essere consumati, di aver già 'maturato abbastanza esperienza' da divenire obsoleti, dal sentirsi vecchi dentro. Sentirsi superati, come una stella cadente, che viene ammirata nel momento in cui passa davanti agli occhi degli osservatori, per poi esser dimenticata nel vuoto dello spazio.

Il tutto, contornato dalla convinzione di non essere nulla di più che una forma di vita qualsiasi, priva di anima e senza speranze di un'agognata 'vita dopo la morte', che si spegnerà nel momento del trapasso, tornando a non essere, esattamente come prima della concezione (a prescindere dai sentimenti, dalle esperienze, dai desideri e sogni della persona, che si riveleranno per quello che sono, pura inconsistenza), porta a realizzare che, forse, non siamo altro che ciò che fummo e saremo: nulla. 

Con buona pace di tutti.

Marco Luca Latronico
Riflessioni Ignoranti


LA DEMOCRAZIA MORENTE: la scelta della via più facile e la deriva oligarchica/demenziale

Da un po' di tempo noto (o mi sembra di notare) come la società, in particolar modo in Italia, stia prendendo una certa piega, a mio parere tutt'altro che positiva. 

Innanzitutto, sembra che le persone, oggigiorno, preferiscano sempre e solo scegliere, come soluzione ai problemi, la via più facile, quella che richiede meno sforzi per arrivare al risultato immediato. Mi spiego meglio.
Ogni volta che vengono portati, come argomenti nel dibattito pubblico, temi 'scottanti', si cerca sempre di adottare la soluzione meno impegnativa, che porta a risultati sì immediati ma, spesso, purtroppo, non duraturi.
Si potrebbero fare numerosissimi esempi a riguardo, ma ne citerò solo uno: il finanziamento pubblico ai partiti.
Sarà perché sono stato cresciuto a pane e Socialismo, o forse perché sono un inguaribile idealista, ma penso che in una Democrazia la Polica debba essere alla portata di tutti e che ne possano prendere parte anche i meno abbienti, grazie appunto allo sforzo comune dello Stato che assicura loro finanziamenti o, quanto meno, rimborsi. In modo tale che tutti, a prescindere dal ceto sociale di appartenenza, possano avere la possibilità di divenire rappresentanti del popolo e, dunque, portare avanti idee e interessi della propria 'categoria' di appartenenza. 
Insomma, per citare Napoleone, 'Ogni mio soldato porta nel suo zaino il bastone da Maresciallo'. 
Eppure, nonostante ciò (che ritengo un ragionamento ampiamente condivisibile, nonché corretto e, soprattutto, giusto), si è preferito scegliere la 'via facile' e, dunque, abolire totalmente ogni forma di finanziamento pubblico alla Politica, impedendo così a certe fasce di popolazione di poter, di fatto, prendervi parte in quel determinato modo. Perché, vorrei ricordare, portare avanti le proprie idee ha un costo, in termini di sforzi e denaro, non irrilevante. Figurarsi cercare di farle valere. 

Effetto secondario di questa nuova moda sono le derive oligarchica e demenziale che stan prendendo sempre più piede. 
Non credo di sbagliare affermando che la Democrazia (parafrasando Gaber) 'è partecipazione' e che prevede la cooperazione degli individui, non la loro esclusione, che è quello che sembra in molti, purtroppo, desiderino. 
Sento, infatti, con sempre maggiore preoccupante frequenza, persone che, a vario titolo (che in genere corrisponde con quello di studio) affermano che non tutti gli argomenti e gli 'aspetti' della società e dell'attività umana debbano (e possano) essere affrontati da chiunque. 
Sempre per fare degli esempi, potrei portare il nucleare e la sperimentazione animale. In quegli ambiti, difatti, si sentono sempre più spesso persone competenti in materia affermare che il resto della popolazione non può e non deve potersi esprimere a riguardo, semplicemente perché non ha la preparazione adeguata. Come se le persone ignoranti in materia fossero un branco di stupide pecore (con tutto il rispetto per le pecore, non vorrei essere accusato di 'specismo' da qualche benpensante animalista). 
Ripetendomi, credo invece che la Democrazia preveda la partecipazione attiva di tutti i cittadini, che sono tenuti ad informarsi per poter, appunto, essere cittadini partecipi e non esclusi (come avveniva in passato, in altri luoghi, in altre grandi democrazie).
D'altro canto, però, è obbligo (in una Repubblica democratica) condividere parte delle proprie ricchezze. Così, al pari dei benestanti, anche i colti e gli istruiti devono condividere la propria ricchezza (il sapere), per far sì che il resto della popolazione non subisca le scelte in modo inerme ma sia anzi partecipe del cambiamento e dell'evoluzione della società.
Perché diciamocelo chiaro e tondo, esistono persone competenti in tutto che possano sempre e comunque esprimere pareri autorevoli? La risposta è no, motivo per cui un sistema del genere non farebbe altro che creare 'sacche' di individui che hanno il presunto diritto di decidere per se stessi e per gli altri sulla base di una loro, sempre presunta, superiorità. 

Di fianco a questa deriva oligarchica, però, ce n'è un'altra assai peggiore: quella demenziale. Se da un lato i colti e istruiti pretendono alle volte di essere gli unici a poter prendere le decisioni, dall'altro la quasi totalità delle persone comincia sempre più spesso ad agire senza avere a mente il fine ultimo.
E' così che, poi, dai movimenti animalisti o ambientalisti, per i diritti di tutte le forme di vita, vengono generati individui totalmente incapaci di empatia verso i propri simili, vuoti contenitori da colmare con odio e violenza, capaci di accontentarsi del semplice (semplice sotto tutti gli aspetti) amore di un animale schifando tutto il resto.
O, ancora, veder nascere da un comune senso di disgusto per la corruzione dilagante, il clientelismo e la cattiva politica, movimenti forcaioli di violenti (fisici e verbali), desiderosi di stringere cravatte di corda al collo dei 'nemici' (termine che spesso racchiude anche chi, semplicemente, si permette di sollevare obiezioni sull'effettiva validità e correttezza del metodo).
Insomma, una deriva che sta portando le persone a spaccarsi sempre più in due gruppi, sostanzialmente: chi si disinteressa totalmente e vive passivamente la propria esistenza, e chi si interessa nel modo sbagliato, fomentato (e spesso armato) da chi in questa cloaca ci sguazza. Ovvero, pura demenzialità. 

Queste due criticità (anche se, nella fattispecie, sarebbe una sola, dal momento che la seconda ne è un effetto) della società moderna sono i nodi focali da affrontare se si vuole, in futuro, proseguire sulla via democratica e repubblicana. Nell'Era di Internet, in cui ogni persona è libera di 'informarsi' autonomamente e di 'informare' (notare le virgolette), non ci si può permettere di ignorare ulteriormente questo problema. Ne va della sopravvivenza della Democrazia, che ho definito infatti 'morente'. 
Cultura, informazione e partecipazione devono essere le parole d'ordine con le quali volgerci e affrontare il futuro. In un mondo che ha preso la strada della globalizzazione e dell'inglobamento, i problemi saranno sempre maggiori e appariranno (e saranno) sempre più insormontabili se non si deciderà di intraprendere questa strada, da me proposta. 
Perché l'unica speranza affinché il futuro in cui ci troveremo sia migliore del passato da cui veniamo è formare Cittadini (con la C maiuscola), membri attivi della società, capaci di operare scelte e dalle menti aperte. 

Questo è il mio pensiero. Che può essere condiviso, come non esserlo.

Marco Luca Latronico
Riflessioni Ignoranti