Da un po' di tempo noto (o mi sembra di notare) come la società, in particolar modo in Italia, stia prendendo una certa piega, a mio parere tutt'altro che positiva.
Innanzitutto, sembra che le persone, oggigiorno, preferiscano sempre e solo scegliere, come soluzione ai problemi, la via più facile, quella che richiede meno sforzi per arrivare al risultato immediato. Mi spiego meglio.
Ogni volta che vengono portati, come argomenti nel dibattito pubblico, temi 'scottanti', si cerca sempre di adottare la soluzione meno impegnativa, che porta a risultati sì immediati ma, spesso, purtroppo, non duraturi.
Si potrebbero fare numerosissimi esempi a riguardo, ma ne citerò solo uno: il finanziamento pubblico ai partiti.
Sarà perché sono stato cresciuto a pane e Socialismo, o forse perché sono un inguaribile idealista, ma penso che in una Democrazia la Polica debba essere alla portata di tutti e che ne possano prendere parte anche i meno abbienti, grazie appunto allo sforzo comune dello Stato che assicura loro finanziamenti o, quanto meno, rimborsi. In modo tale che tutti, a prescindere dal ceto sociale di appartenenza, possano avere la possibilità di divenire rappresentanti del popolo e, dunque, portare avanti idee e interessi della propria 'categoria' di appartenenza.
Insomma, per citare Napoleone, 'Ogni mio soldato porta nel suo zaino il bastone da Maresciallo'.
Eppure, nonostante ciò (che ritengo un ragionamento ampiamente condivisibile, nonché corretto e, soprattutto, giusto), si è preferito scegliere la 'via facile' e, dunque, abolire totalmente ogni forma di finanziamento pubblico alla Politica, impedendo così a certe fasce di popolazione di poter, di fatto, prendervi parte in quel determinato modo. Perché, vorrei ricordare, portare avanti le proprie idee ha un costo, in termini di sforzi e denaro, non irrilevante. Figurarsi cercare di farle valere.
Effetto secondario di questa nuova moda sono le derive oligarchica e demenziale che stan prendendo sempre più piede.
Non credo di sbagliare affermando che la Democrazia (parafrasando Gaber) 'è partecipazione' e che prevede la cooperazione degli individui, non la loro esclusione, che è quello che sembra in molti, purtroppo, desiderino.
Sento, infatti, con sempre maggiore preoccupante frequenza, persone che, a vario titolo (che in genere corrisponde con quello di studio) affermano che non tutti gli argomenti e gli 'aspetti' della società e dell'attività umana debbano (e possano) essere affrontati da chiunque.
Sempre per fare degli esempi, potrei portare il nucleare e la sperimentazione animale. In quegli ambiti, difatti, si sentono sempre più spesso persone competenti in materia affermare che il resto della popolazione non può e non deve potersi esprimere a riguardo, semplicemente perché non ha la preparazione adeguata. Come se le persone ignoranti in materia fossero un branco di stupide pecore (con tutto il rispetto per le pecore, non vorrei essere accusato di 'specismo' da qualche benpensante animalista).
Ripetendomi, credo invece che la Democrazia preveda la partecipazione attiva di tutti i cittadini, che sono tenuti ad informarsi per poter, appunto, essere cittadini partecipi e non esclusi (come avveniva in passato, in altri luoghi, in altre grandi democrazie).
D'altro canto, però, è obbligo (in una Repubblica democratica) condividere parte delle proprie ricchezze. Così, al pari dei benestanti, anche i colti e gli istruiti devono condividere la propria ricchezza (il sapere), per far sì che il resto della popolazione non subisca le scelte in modo inerme ma sia anzi partecipe del cambiamento e dell'evoluzione della società.
Perché diciamocelo chiaro e tondo, esistono persone competenti in tutto che possano sempre e comunque esprimere pareri autorevoli? La risposta è no, motivo per cui un sistema del genere non farebbe altro che creare 'sacche' di individui che hanno il presunto diritto di decidere per se stessi e per gli altri sulla base di una loro, sempre presunta, superiorità.
Di fianco a questa deriva oligarchica, però, ce n'è un'altra assai peggiore: quella demenziale. Se da un lato i colti e istruiti pretendono alle volte di essere gli unici a poter prendere le decisioni, dall'altro la quasi totalità delle persone comincia sempre più spesso ad agire senza avere a mente il fine ultimo.
E' così che, poi, dai movimenti animalisti o ambientalisti, per i diritti di tutte le forme di vita, vengono generati individui totalmente incapaci di empatia verso i propri simili, vuoti contenitori da colmare con odio e violenza, capaci di accontentarsi del semplice (semplice sotto tutti gli aspetti) amore di un animale schifando tutto il resto.
O, ancora, veder nascere da un comune senso di disgusto per la corruzione dilagante, il clientelismo e la cattiva politica, movimenti forcaioli di violenti (fisici e verbali), desiderosi di stringere cravatte di corda al collo dei 'nemici' (termine che spesso racchiude anche chi, semplicemente, si permette di sollevare obiezioni sull'effettiva validità e correttezza del metodo).
Insomma, una deriva che sta portando le persone a spaccarsi sempre più in due gruppi, sostanzialmente: chi si disinteressa totalmente e vive passivamente la propria esistenza, e chi si interessa nel modo sbagliato, fomentato (e spesso armato) da chi in questa cloaca ci sguazza. Ovvero, pura demenzialità.
Queste due criticità (anche se, nella fattispecie, sarebbe una sola, dal momento che la seconda ne è un effetto) della società moderna sono i nodi focali da affrontare se si vuole, in futuro, proseguire sulla via democratica e repubblicana. Nell'Era di Internet, in cui ogni persona è libera di 'informarsi' autonomamente e di 'informare' (notare le virgolette), non ci si può permettere di ignorare ulteriormente questo problema. Ne va della sopravvivenza della Democrazia, che ho definito infatti 'morente'.
Cultura, informazione e partecipazione devono essere le parole d'ordine con le quali volgerci e affrontare il futuro. In un mondo che ha preso la strada della globalizzazione e dell'inglobamento, i problemi saranno sempre maggiori e appariranno (e saranno) sempre più insormontabili se non si deciderà di intraprendere questa strada, da me proposta.
Perché l'unica speranza affinché il futuro in cui ci troveremo sia migliore del passato da cui veniamo è formare Cittadini (con la C maiuscola), membri attivi della società, capaci di operare scelte e dalle menti aperte.
Questo è il mio pensiero. Che può essere condiviso, come non esserlo.
Marco Luca Latronico
Riflessioni Ignoranti
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