- Grazie, ho già dato
E cala il sipario.
A quanti capita di ritenersi inutili, nel vero senso della parola (non-utili, in alcun modo)?
Sentirsi degli esclusi dalla Società, incapaci di contribuirvi in qualsiasi modo. Non perché manchino delle capacità specifiche, che tutti hanno, ovviamente, ma piuttosto realizzare che queste sono del tutto superflue, superate o addirittura non ancora richieste per l'epoca in cui si vive.
E' tremendo sapere di avere delle qualità che potrebbero fruttare, ma non poterle sfruttare perché l'epoca non lo consente o, quanto meno, non permetterebbe di farlo al meglio e vederle, così, sprecate in attività tutto fuorché contributive, figurarsi indispensabili.
Si aggiunge poi la sensazione di essere consumati, di aver già 'maturato abbastanza esperienza' da divenire obsoleti, dal sentirsi vecchi dentro. Sentirsi superati, come una stella cadente, che viene ammirata nel momento in cui passa davanti agli occhi degli osservatori, per poi esser dimenticata nel vuoto dello spazio.
Il tutto, contornato dalla convinzione di non essere nulla di più che una forma di vita qualsiasi, priva di anima e senza speranze di un'agognata 'vita dopo la morte', che si spegnerà nel momento del trapasso, tornando a non essere, esattamente come prima della concezione (a prescindere dai sentimenti, dalle esperienze, dai desideri e sogni della persona, che si riveleranno per quello che sono, pura inconsistenza), porta a realizzare che, forse, non siamo altro che ciò che fummo e saremo: nulla.
Con buona pace di tutti.
Marco Luca Latronico
Riflessioni Ignoranti
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